Visita specialistica cardiologica e angiologica

A circa un quarantennio dalla sua introduzione, grazie alla continua evoluzione tecnica ed  all’esperienza clinica acquisita, l’Ecocardiografia costituisce oggi il principale strumento per la diagnosi e la valutazione prognostica delle più importanti cardiopatie. Semplificando, si potrebbe dire che essa è indispensabile al Cardiologo come il metro per il sarto. E’ infatti lo strumento che permette di esaminare la struttura del cuore misurandone il diametro delle cavità, gli atri ed i ventricoli, lo spessore delle pareti ed il loro modificarsi con la contrazione sistolica  ed il successivo rilasciamento, cioè un’insieme di dati che caratterizzano la cosiddetta “geometria dinamica”, indice ad un tempo dell’anatomia e della funzione delle strutture cardiache, in particolare, per la patologia dell’adulto, del ventricolo sinistro. E’ così possibile misurare nei pazienti ipertesi l’ingrossamento della parete ventricolare sottoposta ad un abnorme carico di pressione - l’ipertrofia ventricolare sinistra – e monitorarne l’andamento in relazione alla gravità della malattia e l’eventuale regressione a seguito di un’adatta terapia. Nella cardiopatia coronarica infartuale – attualmente la più importante cardiopatia dell’adulto – può essere valutata l’estensione del danno pregresso al momento dell’attacco acuto e le sue conseguenze nel successivo decorso. E’ da sottolineare che  un infarto cardiaco  superato positivamente, anche se trattato con angioplastica,  può evolvere nel tempo in modo silente  verso la progressiva dilatazione della camera ventricolare, fino all’instaurarsi di una insufficienza cardiaca. In assenza di una sintomatologia specifica o di significative modificazioni elettrocardiografiche, l’Ecocardiografia è l’unico esame routinario che consenta un’esatta valutazione del quadro evolutivo e delle sue implicazioni prognostiche.

L’esame Doppler, che registra gli  echi provenienti dai globuli rossi circolanti, ha invece la proprietà di analizzare i flussi intracavitari permettendo una diagnosi assai accurata dei vizi valvolari - mitralici, aortici o tricuspidalici - un tempo non troppo lontano affidata prevalentemente all’ascoltazione dei “soffi” cardiaci, un criterio soggettivo con ampi margini d’errore. Di recente i segnali Doppler sono stati utilizzati anche per studiare il riempimento del ventricolo sinistro: la cosiddetta “funzione diastolica”. Sempre più di frequente si individuano pazienti con scompenso cardiaco anche grave che non risultano affetti da un deficit della contrazione sistolica – che può apparire normale – ma presentano alterazioni della distensibilità e quindi del riempimento diastolico della camera ventricolare. Si tratta di una forma morbosa dal quadro clinico evolutivo ed il cui trattamento specifico è ancora in fase di definizione. Un tempo misconosciuta in quanto clinicamente indistinguibile dallo scompenso cardiaco da altre cause, la sua  diagnosi è oggi resa possibile da un accurato esame ecocardiografico. Si tratta di un’altra delle numerose cardiopatie come le valvulopatie degenerative – il “prolasso della mitrale” ad esempio – o cardiomiopatie primitive al cui riconoscimento clinico l’Ecocardiografia ha dato un contributo fondamentale.

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