Ipertensione arteriosa e malattie renali

I reni sono gli organi più importanti per il controllo della pressione arteriosa. L’ipertensione arteriosa e le  malattie renali si trovano in un rapporto reciproco sia nella loro storia che nella loro patogenesi. A circa  metà dell’800, è stato per la prima volta individuato un aumento della pressione nel decorso delle malattie renali che, se anche di grado minore (ipertensione lieve-moderata), favorisce la progressione della malattia verso il suo stadio terminale. Nell’ultimo quarto dell’800 si riconobbe definitivamente che la pressione poteva aumentare in modo persistente anche in assenza di una malattia renale, cioè in individui con reni sostanzialmente integri. Si trattava dell’ipertensione come malattia a sé stante (ipertensione essenziale), che tuttavia può causare un danno renale di intensità variabile (nefropatia ipertensiva). In effetti, i dati attuali provenienti da tutto il mondo, indicano che le cause più comuni di insufficienza renale richiedente dialisi, sono il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa (oltre il 70 % dei casi). L’ipertensione arteriosa essenziale è considerata attualmente il marcatore biologico di un disordine cardiovascolare complesso, pur rimanendo il più importante fattore di rischio cardiovascolare. Il suo controllo è decisivo per ridurre gli eventi cardiovascolari acuti come l’ictus cerebrale (ischemico o emorragico) e l’insufficienza cardiaca; per ritardare la demenza di origine vascolare e la perdita funzionale renale nelle nefropatie. Il successo di ogni possibile intervento preventivo e curativo  dipende dalla precocità della diagnosi e dalla correttezza del trattamento.

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